BALOBESHAYI

African Women Voices

Io, noi, voi: percorsi di chi è pronto ad ascoltare l’invisibile e chi no.

Non tutti hanno la curiosità o la voglia di ascoltare, ma non è un problema.
Alla ricerca di un altro posto dove proiettare (IN)VISIBLE CITIES, lo scorso fine settimana siamo andati a trovare un regista indipendente di lungo corso, che è tra i pochi ad avere anche la fortuna di gestire una piccola sala: a Roma, in un quartiere notoriamente benestante dove molta gente già si affrettava a comprare regali di Natale tra sciami di turisti.
Noi invece ancora non avevamo pensato a cosa regaleremo, perché in genere confezioniamo per parenti e amici piccole decorazioni e leccornie con materiali che ci ritroviamo già in casa: e non partiamo certo un mese prima, o nel frattempo quelle leccornie camminerebbero da sole!
Intanto camminavamo noi, e giunti a questo piccolo cinema trovavamo questo regista-esercente in piedi dietro il bancone della cassa, da cui dava consigli di vita a una chiassosa avventrice. Aspettiamo la fine della loro conversazione, che ci pareva corresse su invisibili fili che partivano dalle loro bocche ma poi non arrivavano da nessuna parte.
Andata via quell’avventrice, ci presentiamo con un sorriso al regista/esercente rimasto in posizione da cattedratico.
Esordisce con un: “Sapete che IO ho girato tutti i miei film da solo, senza una troupe?”
E noi: “Beh, allora parliamo la stessa lingua: ecco la nostra troupe” gli dicevamo indicando noi due soli.
“Sì, ma voi dovete pensare che un film mica si fa per guadagnare denaro, diventare ricco e famoso? Dovete sapere che IO…”
E noi (pensavamo per non interromperlo, non ci piace la maleducazione): “Ok, se volessimo guadagnarci pensi che verremmo da te invece che alla Warner?”
Così lui continuava: “…e pensate che IO ho girato i miei film senza spendere un euro! Tenete, vi regalo un MIO libro su come girare film senza spendere un euro!”
“Oh grazie, ci interesserà senz’altro visto che stiamo facendo pressappoco la stessa cosa”
“Ah… Vabbè, ma i tempi sono cambiati! Che ne sapete voi del tempo? Un film ha bisogno di tempo! IO ho girato un film per un anno intero!”
“Ah, che bello! Noi abbiamo girato in un anno e mezzo la prima parte, e per il resto ci vorranno almeno 4-5 anni…”
“Ah… ma bisogna saperlo girare un film! IO sono stato insignito come membro onorario di…”
E intanto lo spazio angusto di quella biglietteria tramutatasi in podio si popolava di nuovi avventori venuti a raccontare le loro storie. Il cattedratico spostava la sua attenzione a questi, che volevano qualcuno che ascoltasse i loro pensieri sulla vita ma ricevevano in cambio invettive su come la loro vita invece fosse meschina a confronto di quello che pareva essere l’unico IO in quella stanza.
Quindi NOI abbiamo abbandonato quell’oratorio un po’ delusi: credevamo di incontrare un altro spirito indipendente con cui condividere storie, abbiamo trovato solo fili disordinati che andavano a senso unico.
Poi abbiamo pensato che se siamo riusciti a costruire qualcosa è grazie a tutti quelli che hanno deciso di condividere con noi un pezzo di sé, chiedendoci in cambio nient’altro che lo stesso. E pezzo dopo pezzo, questa conversazione sta arrivando in tanti luoghi: fili invisibili come le città che abbiamo incontrato, e che raggiungono tante altre città. Luoghi fisici e dell’anima.
Un’anima che non dimentichiamo, e che se oggi è così è grazie a VOI che avete condiviso qualcosa con noi.
Insieme andremo avanti: non per il denaro, non per i riconoscimenti, ma per chi non sa ascoltare.
Un abbraccio invisibile, da noi a voi.

P.s.: intanto i gestori di altre famose sale romane si sono fatti avanti per proiettare il film: ma di queste storie vi racconteremo dopo Natale

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This entry was posted on 1 December 2014 by in Diary.
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