BALOBESHAYI

African Women Voices

Oro, Argento e Mirra

Abbiamo passato un totale di quattro ore e qualcosa nella chiesa di St Esprit oggi, nella zona verso Osmanbey qui a Istanbul. Aveva ragione un nostro amico che ci ha consigliato di andare: il 90% delle persone erano di un paese francofono dell’Africa. La restante parte erano un sacerdote di Haiti, un sacerode italiano e il vescovo francese. Dopo la prima messa tradizionale. è seguito un momento di adorazione, più o meno un’ora e mezza dopo la fine della messa tradizionale. Mentre aspettavamo nel piazzale davanti la chiesa era curioso notare come le persone per strada passassero e sbirciassero attraverso la grata, forse domandandosi “Cosa cavolo ci fanno tutti questi africani qui?” Sì, attraverso la grata perché molte chiese a Istanbul sono poco visibili e vi si accede tramite un cancello o addirittura delle mura, come nel caso della chiesa di St Esprit. La struttura in realtà è su una via principale ma puoi anche non notarla visto che ha un cancelletto simile a tanti altri ed è celata dietro delle mura abbastanza alte. A guidarci era un nuovo amico, uno studente del Burundi che fa il chirichetto nella chiesa ed è super disponibile ad aiutarci a fare nuove amicizie che potrebbero tradursi in personaggi del nostro documentario (IN)VISIBLE CITIES.

Dopo ore di canti, preghiere e chiacchiere informali, i nostri stomaci iniziavano a brontolare di brutto. Siamo andati a salutare il nostro amico alla fine della funzione guardandolo come se fosse un panino con la porchetta. Scappando in cerca di rifornimento per la mente e lo stomaco, ci siamo imbattutti in un negozio di noci e spezie dove eravamo intenzionati a comprare delle noci miste. Ma controllare il prezzo, fare la conversione e decidere ha tolto un po’ di tempo, così per intrattenerci il propietario ci ha dato un paio di mandorle da sgranocchiare gratuitamente. Spesa fatta e pagata, ma noto degli olii essenziali con i quali prendermi cura dei miei capelli ribelli: altro tempo d’attesa. Sento qualcuno chiamare “Bea!”, mi giro dando per scontato che fosse Gianpaolo e invece è il propietario del negozio che prima fa notare a Gianpaolo che sto ancora effettuando delle scelte e poi carpisce il mio nome dopo che già Gianpaolo mi aveva richiamata … e mi porge una caramella presa da un altro dei loro vasi trasparenti colmi di spezie, dolci e té. Lo mangio senza batter ciglio ascoltando il commento di Gianpaolo che dice: “se aspettiamo un altro po’, il signore inzia a regalarci tutto il negozio!”

Beh, ci è andata quasi vicino, nonostante la nostra spesa, all’uscita dal negozio riceviamo il portachiavi che trovate qui sotto. Come è solito fare, questo ha un occhio blu rappresentato, un segno che serve a scacciare le maldicenze e gli invidiosi.

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This entry was posted on 6 April 2014 by in Diary, On the road with (IN)VISIBLE CITIES, Photo and tagged , , .
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